Nuovi genitori di se stessi 

di Lino Fusco

Il modo in cui il bambino vive le interazioni coi genitori reali forma e organizza il suo mondo interiore. In particolare, il bambino “vive” due minacce estreme: minaccia “percepita” di privazione dell’amore genitoriale se non corrisponde a ciò che vogliono i genitori (mamma e papà non mi vogliono bene); “sentirsi” privo di valore se non corrisponde agli standard o aspettative genitoriali (mamma e papà non mi apprezzano).

Di fronte a queste due minacce così percepite, il bambino cerca di trovare la via d’uscita. E sviluppa vari tentativi per liberarsi da questa minaccia incombente. Questi tentativi si organizzano sotto forma di regole del comportamento mosse dal sentimento inconscio di accettazione condizionata: mi sentirò accettato, amato e di valore (degno d’amore e stima) “se e solo se” … sarò perfetto, mi sforzerò, sarò forte, starò zitto, mi sbrigherò, non chiederò, compiacerò, farò da solo, non esprimerò i miei bisogni, lavorerò sodo, non disturberò, sarò impassibile, non mostrerò i miei sentimenti, non esprimerò la mia rabbia e ogni altro possibile tentativo di via d’uscita che può organizzare in modo rigido il comportamento del bambino che ritiene queste regole rigide come il modo per esistere, per sopravvivere psichicamente, per sentirsi amato e stimato. Il modo migliore di stare al mondo ed ottenere ciò che è più prezioso: amore, protezione, stima.

L’aspetto drammatico di questo funzionamento è che il bambino allora e l’adulto ora organizzano il loro comportamento esclusivamente intorno ad alcuni limitati modi di essere che sentono utili e indispensabili, sempre necessari e mai realmente sufficienti, per sentirsi ok, per sentirsi a posto con se stesso e con gli altri (amato, stimato, protetto, adeguato, all’altezza, degno, di valore). Quindi la persona organizza il suo comportamento e la sua identità intorno a principi identitari del tipo:

sono perfetto dunque sono…
sono insensibile dunque sono…
non chiedo (e non devo chiedere mai) dunque sono …
aiuto gli altri dunque sono…
dico sempre sì dunque sono.
Evidentemente la rigidità di tali modi, gli unici che la persona sente a sua disposizione per sentirsi sereno, finisce per risultare solo in tentativi dessere destinati a fallire.
Inoltre, questi meccanismi quasi mai sono consapevoli, sono piuttosto annidati nel consueto comportamento quotidiano, nel modo di porsi con gli altri, in come la persona dedica tempo, energia e attenzione a certe attività invece che ad altre.
I genitori reali allora gradualmente hanno lasciato il posto a un “genitore interiore” che da dentro regola il nostro pensare, il nostro sentire e il nostro comportamento.

Crescere allora significa diventare “nuovi genitori di se stessi” ovvero sviluppare un nuovo genitore interno, al di là dei genitori reali che abbiamo avuto, del passato che abbiamo avuto, delle esperienze vissute e di come queste hanno forgiato il nostro attuale “modo di essere”. L’obiettivo della trasformazione è la formazione di un nuovo genitore interno rimodellato sul precedente (fatte salve situazioni eccezionali di abuso emozionale intrafamiliare, i genitori reali ci hanno anche insegnato in modo sano e amorevole come stare al mondo), conservandone gli aspetti positivi, utili e sani per noi ed eliminando gli aspetti negativi oppressivi distruttivi.

Articolo di Lino Fusco

Fonte: http://linofusco.com/2017/09/26/nuovi-genitori-di-se-stessi/

LA CIVILTà DELL'ORTO —
La Coltivazione Elementare
di Gian Carlo Cappello

La Civiltà dell'Orto —

La Coltivazione Elementare

di Gian Carlo Cappello

L'idea di una “Civilta? dell’Orto” nasce per la sussistenza alimentare dei/delle partecipanti.

Ogni persona che contribuisce, sia con il lavoro sul campo sia con beni e/o servizi, può accedere al raccolto condiviso. Il Non-metodo di Coltivazione Elementare sviluppa il principio definito del «non fare».

Cosa non facciamo:

  • nessuna lavorazione del terreno, neppure superficiale e neppure all'inizio della coltivazione;
  • nessun uso di fertilizzanti, antiparassitari, ammendanti e diserbanti (ne? chimici ne? organici né omeopatici) né E.M.;
  • nessuna rotazione colturale, consociazione varietale, compostaggio, sovescio, progettazione, calendarizzazione;
  • riduciamo al minimo l'apporto di acqua irrigua;
  • nessun intervento contro le cosiddette “malattie” né contro l'erba spontanea poiché considerate parte dei processi naturali di ripristino dell'equilibrio non comprensibili alla mente razionale;
  • non scegliamo dogmaticamente sementi antiche

Cosa facciamo:

  • preserviamo il naturale equilibrio della terra e del contesto di coltivazione;
  • consideriamo la crescita delle coltivazioni come conseguenza dell’equilibrio della biosfera;
  • cerchiamo di rendere le piante coltivate quanto piu? «selvatiche» possibile;
  • promuoviamo il cambiamento e la crescita interiore, affiniamo l'intuito, il sentire, la saggezza innata e l'intrinseca capacità creativa di risoluzione dei problemi;
  • sosteniamo l'autosufficienza alimentare e il superamento dell'economia capitalista.
  • favoriamo l’inserimento di nuovi/e partecipanti che condividano questi principi.

Il CAMBIAMENTO e? POSSIBILE!

Perché leggere questo libro:

  • Per scoprire perché in agricoltura "non fare" è meglio di "fare".
  • Per sentire la voce di un esperto agrotecnico con oltre 30 anni di esperienza nel campo.
  • Perché non si tratta solo di un manuale di agricoltura, ma anche di un'inaspettata riflessione sulla società e sui comportamenti comunemente accettati, talvolta inspiegabili, dell'essere umano.

Dalla quarta di copertina

La Coltivazione Elementare è la realizzazione più avanzata della filosofia del «non fare», concepita ormai mezzo secolo fa dal contadino giapponese Masanobu Fukuoka. Essa rivisita con creatività ed estemporaneità nel contesto di per sé perfetto della Natura l'esperienza di una ruralità tramandata di generazione in generazione.

Se la tecnologia ci rende dipendenti dalla razionalità allontanandoci dalla nostra vera dimensione naturale, la Coltivazione Elementare ci può affrancare dai disastrosi tentativi dell'umanità di controllare la vita.

Nei processi naturali c'è già la ricchezza per ottenere con ottimi raccolti l'autosufficienza alimentare delle comunità. La nostra esistenza si può allineare alla perfezione imperscrutabile che è dentro di noi.

Ciò che ho scritto non è e non vuole essere soltanto un manuale, ma ripercorre i miei cinquant'anni di esperienza sul campo ed è rivolto ai lettori e alle lettrici che già coltivano o coltiveranno e ai borderline desiderosi di liberarsi dal peso della città e della società capitalista.

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