Pienza: la Quercia delle Checche farà luce sui misteri toscani

Elevata a primo monumento verde d’Italia la Quercia delle Checche ha visto 370 primavere e conserva un “sapere” unico nel nostro paese.

quercia delle checche natura che si muove natura viva

Quest’anno sono stato a visitare la città di Pienza con l’occasione di abbracciare la Quercia delle Checche che si trova lì, a pochi chilometri, perché se ancora non lo aveste capito, le piante sono la nostra sola ed unica salvezza ai cambiamenti climatici e dobbiamo essere riconoscenti ad un vecchio albero di 370 anni, e trattarlo come un amico fraterno.

Pienza è la città perfetta voluta da Papa Pio II con uno stupendo Duomo (1459-1462). Dalla parte laterale del duomo si accede alla Cripta sotto cui si snoda un labirinto sotterraneo a più livelli, il primo che ho potuto visitare, un’opera ingegneristica notevole, di grande impatto emotivo.

Ripensandoci, dopo avere visitato il bellissimo Palazzo Piccolomini ed il museo Diocesano probabilmente un “cicerone verde” avrebbe potuto raccontarmi storie di vita di quei luoghi, storie vivide che gli sono passate davanti da 370 anni a questa parte e la famosa Quercia delle Checche potrebbe svelarci, in un prossimo futuro, i tanti misteri di quella parte di Toscana.

Attualmente le piante emettono musica collegando sensori alle foglie e sarebbe molto bello poter ascoltare una sinfonia di un bosco così come si sente musica in un concerto o in un teatro.

Visti i passi avanti fatti in questo campo non sarà lontano il giorno in cui potremmo instaurare una forma di conversazione con le piante.Attualmente le mie ricerche stanno dando buone speranze.Mi domando cosa potrà raccontarci la Quercia delle Checche.

Davanti a questo vecchio saggio sono passate storie di uomini e donne dal 1650 circa.
Mi immagino il racconto sulle moltissime battaglie a cui la Quercia delle Checche ha assistito: amori e vicissitudini varie, ma anche riti pagani come la danza delle streghe, che si svolgeva sotto le sue chiome, dicono in città, durante il plenilunio.
La Quercia ha vissuto tutti gli anni del Regno del Granducato di Toscana fondato da Cosimo I de’ Medici nel 1569 ed è arrivata indenne sino ai giorni nostri. E la cosa è abbastanza sorprendente.

Da ricordare due eventi storici che potevano pregiudicare l’esistenza dell’albero.

Il primo avvenuto durante la seconda guerra mondiale quando i partigiani usarono la quercia come deposito di munizioni, fortuna volle che non successe niente, ma, a volte, quello che non fa la guerra od altri eventi tragici lo fanno altre stupidità tutte umane, come la perdita di un grosso ramo ad opera di ignoti con un gesto incivile il 15 agosto 2014.
Quest’anno sono stato alla XXII triennale di Milano e mi sono iscritto alla Nazione delle Piante. Nell’esposizione divulgativa e scientifica vegetale si apprendono tante cose su questo mondo.
Tra le tante idee di base di questa esposizione c’è che le piante possono insegnarci molto e possiamo vedere i loro dialoghi con gli stimoli esterni, ancora molto semplicemente, tramite sensori collegati alle loro foglie, tronchi e radici.
Possiamo vedere cioè come le loro sensazioni possono dare luogo a degli effetti motori.
Uno di questi è il poter cambiare posizione ad un vaso di una pianta posta su un mezzo mobile, cioè reagire all’intensità della luce che colpisce le foglie.

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Il mondo vegetale dimostra di poter calcolare, scegliere, apprendere e memorizzare e di poter comunicare tra di sé e verso l’ecosistema in cui vive, in pratica nell’esposizione della triennale, si fa un salto nel campo della neurobiologia vegetale.

Il suo maggior esponente è il dott. Stefano Mancuso che è l’artefice della Nazione delle Piante e ne trae anche degli insegnamenti come quello che questa Nazione non ha confini e barriere e l’uso di fonti non rinnovabili è vietato.

A differenza degli animali, che modificano il loro comportamento e possono fuggire in caso di emergenza o pericolo, le piante possono solo assumere una serie di comportamenti diversi: cambiare la loro morfologia ed il loro metabolismo, formare sostanze chimiche per contrastare le aggressioni di altre piante, animali e batteri, e questo dimostra la loro intelligenza.

Inoltre le piante hanno altre modalità complementari di difesa cioè avvisano del pericolo le piante vicine con stimoli chimici producendo sostanze volatili o trasmettendo informazioni tramite le radici o colori delle foglie .

La scienza ufficiale si oppone ai ricercatori della neurobiologia definendo che le piante non sono in grado di “pensare”, che non possiedono “neuroni”, “sinapsi” o un “cervello” e che le prove sperimentali non dimostrano che siamo di fronte ad un’intelligenza verde.
Per la neurobiologia, invece, l’apparato radicale delle piante agisce come un cervello e questo è un dato di fatto sperimentalmente accertato ed inoppugnabile.

Non solo, le piante riescono a “sentire” persone e pensieri amici o nemici.
Quando hanno instaurato un rapporto con una persona hanno reazioni “emotive” sia in sua presenza che in sua assenza. Diciamo una forma di collegamento telepatico.
Dal giugno 2017 la Quercia delle Checche ha ottenuto il riconoscimento dal MiBACT diventando il primo Monumento Verde d’Italia.

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Un primo passo per riconoscere, ad un grande e storico albero, dignità di vivere in salute nel nostro ecosistema.
Se fossimo in un film americano, ambientato in una prigione federale, prima di una condanna a morte, avremmo detto che la telefonata per interrompere l’esecuzione in penitenziario è simile ed ha avuto lo stesso effetto della firma del riconoscimento MiBACT.

Mi auguro che questo possa essere il preludio ad una Riforma Sanitaria Verde, una seria riforma di leggi che modifichi sostanzialmente il nostro rapporto di forza verso il mondo delle piante superiori.

In un mio racconto fanta-poliziesco mi sono immaginato che una pianta testimoniasse in un’aula di giustizia per avere assistito ad un delitto e riconoscesse il colpevole “parlando” tramite sensori tecnologici? chissà.
La longevità e la resistenza delle piante è sorprendente, la colonia di alberi del Pando, nello Utah, vive in buona salute da 80.000 anni mentre nella zona rossa, interdetta tuttora all’uomo, dopo il disastro di Chernobyl, la flora non ha mai smesso di crescere ed ha invaso la città.

Il primo Stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 e nel giugno 2017 la Toscana ha ripetuto questo “atto verde” salvando la Quercia delle Checche.
Spero che i grandi alberi vengano considerati alla stregua di esseri umani e che finalmente si riconosca un grave delitto contro l’umanità: la distruzione di intere foreste solo per interesse economico o per vandalismo.

In contrapposizione a questo c’è una cosa che più mi fa riflettere e che mi turba un po’, che delle piante si è scordato pure Dio. Nell’arca di Noè, la Bibbia non le cita nemmeno, né alberi né semi vengono stivati per preservarli alla distruzione del diluvio universale.
Chissà perché…

Cordialmente dr. Cascini Sergio

quercia delle checche natura che si muove natura vivaFonte: https://www.nibiru2012.it/pienza-la-quercia-delle-checche-fara-luce-sui-misteri-toscani/

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