Palamara e la Magistratura polticizzata

di Anna Tortora

“I contemplativi, tralasciando l’aspetto delle cose sensibili, vengono ligati a cose divine; i voluttuosi, col vedere, calano alla provvisione di cose tangibili; i morali sono tratti col godimento dei colloqui”.
Giordano Bruno

Con questa frase del Nolano apro l’articolo su Palamara e, ovviamente, non è presa a caso.
Le  parole di Palamara dopo essere stato radiato dalla magistratura “Berlusconi aveva ragione sulle toghe politicizzate”. Finalmente la verità sta venendo a galla, o forse…

“Si sta facendo strada in me l’idea che, alla fine, Palamara è il meno peggio…Decine, centinaia i magistrati che, già per il solo fatto di averne profittato o di essersene serviti o di averlo usato, hanno fatto parte del sistema…”
Luigi Bobbio, giugno 2020

A dir poco profetico

“Palamara radiato…Tutto a posto, giustizia è stata fatta, l’ordine è stato ristabilito. E tutti gli altri concorrenti? E il sistema malato? E la questione devastante della magistratura italiana?”
Luigi Bobbio

Non mi pare che Palamara si sia deciso a fare nomi, pur affermando di non essere l’unico, di essere addirittura una vittima.

“Dalla vicenda Palamara emerge che le nomine dei magistrati venivano decise d’intesa col Pd.
Cari amici, qualcuno di voi ci aveva mai pensato? Io, per aver immaginato la liaison toghe – sinistra, nei miei libri sulla giustizia negli anni Novanta, sono stato costretto a passare la vita più nelle aule dei tribunali che a casa”.
Giancarlo Lehner

La Politica è malata e il nome della malattia è la partitocrazia: rinnoviamo i partiti e guarirà la politica. Questo discorso non basta più, perché si è evidenziato, con la “chiarezza” che deriva dalle indagini giudiziarie, che i partiti sono stati e sono l’anello debole della politica. Il problema è il regime che si è costituito. Non bastano più i soliti discorsi. Come mai sempre all’interno dell’istituzione della giustizia, ci sono grosse difficoltà?
L’illustre Giancarlo Lehner ci dice dell’altro
“La sezione disciplinare del CSM, famosa per essere non solo garantista, ma soprattutto innocentista, radia Palamara, grazie al quale abbiamo conosciuto tutte le scandalose verità che sapevamo e sulle quali, beccandomi querele e condanne, scrissi centinaia di articoli ed una decina di libri. La sezione disciplinare, durissima con Palamara, si guardò bene, invece, dal radiare, un magistrato di Corte d’Appello, beccato nel cesso del’allora cinema Ariel ( rione Monteverde di Roma) – vi si proiettava il film western ‘La stella di latta’ – in atti più che osceni, cioè inginocchiato a fare una fellatio ad un ragazzino. Alla fine, quel pervertito fu pure promosso giudice di Cassazione”.
Sembra surreale, ma è vero. Purtroppo.

Sta venendo fuori di tutto, come già abbiamo scritto e denunciato, ma Palamara dirà ancora altro, questo è chiaro, anche se di nomi neanche l’ombra. Giustizia politicizzata? Le cosiddette toghe rosse sono intoccabili?

“Per aver scritto sulla politicizzazione della magistratura e l’interconnessione tra toghe e le più alte istituzioni politiche, mi sono beccato una miriade di condanne.
Ora che tutto ciò è venuto alla luce non come eccezionalità, bensì come antica prassi, chi mi risarcirà delle sanzioni subite e della taccia di pregiudicato, solo per aver narrato l’evidenza?”
Giancarlo Lehner

Ricordiamo inoltre cosa disse Marco Pannella
“La magistratura una cupola mafiosa-partitocratica”

Questo è il contesto in cui si inserisce la Magistratura (continuo ad usare la maiuscola, perché credo nella sua origine nobile). Già, la Magistratura; come eludere un tale argomento parlando di politica in Italia? Non nascondo che anche io sono tra i seriamente preoccupati per l’eccessivo spazio che, in una fase conosciuta è andata ritagliandosi la Magistratura.
Ma ormai è tardi, il meccanismo si è messo in moto e i magistrati non si fermano più.
Se si vuole davvero restaurare lo stato di diritto, ricondurre il potere giudiziario alla sua nobile origine e far cessare l’uso politico delle inchieste, ci vuole la separazione delle carriere e non solo. Qui bisogna prendere il toro per le corna e andare all’origine del problema: il reclutamento dei magistrati.
Sappiamo che vengono reclutati in base a concorsi ma non basta avere conoscenza giuridica, studiata benissimo, per carità.
Una proposta la mia non isolata e che spero venga accolta al più presto.

Articolo di Anna Tortora

Anna Tortora. Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale.
Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda.
Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale.
Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.

Fonte: https://www.ilmonito.it/palamara-e-la-magistratura-polticizzata/

CI CREDO, CI RIESCO —
Un libro per poter fare ciò che hai sempre voluto fare e non hai ancora fatto
di Selene Calloni Williams

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Un libro per poter fare ciò che hai sempre voluto fare e non hai ancora fatto

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Un eccezionale manuale di coaching per chi vuole realizzare grandi cose e lasciare il segno, per chi non accetta di essere limitato dalla paura, dall’insicurezza, dalla mancanza di soldi, dalle credenze o dallo stato socio-economico del proprio clan familiare, una risposta effettiva al bisogno di chi non vuole accontentarsi ed è convinto che la felicità e la piena realizzazione di sé siano cose di questo mondo e le sente fremere come un cavallo che ha voglia di galoppare libero.

Il libro raccoglie gli insegnamenti di una grande artista di cui l’autrice non rivela il vero nome. Si tratta di una donna che è assurta a un successo e a una fama mondiale. 

Come ha fatto ha ottenere tutto ciò? La sua più grande forza è stata la capacità di crederci.

"Nel tuo corpo c'è un'intenzione, un'aspirazione che vibra: è la voglia di cambiare qualcosa, il bisogno di esprimerti e di essere sentito. Trova la vibrazione nel tuo corpo, impedisci alla mente di rubarla, di appiccicarci sopra le proprie teorie, associala piuttosto a un mantra e inizia a ripeterla, a darle forza, potenza, spazio e respiro. Lascia che si manifestino in te grandi visioni e non permettere alla tua mente di giudicarle. Se vuoi produrre un'opera devi pensare che sarà la più grande opera che un artista abbia mai creato. In questo modo la vibrazione che è nel tuo corpo sarà libera di esprimersi con la massima intensità".

Leggi in anteprima il Capitolo 1

Incontro

Ero in viaggio da oltre trent’anni. Mi ero fermata, a volte per lunghi periodi, nei posti più mistici del pianeta, ma non era mai casa mia, perciò dopo qualche anno ero ripartita. Anche mio padre era un viaggiatore e un avventuriero, e anche la madre di mio padre lo era. Perciò posso dire che i miei geni sono in viaggio da molte generazioni.

Quel giorno stavo su una nave che avrebbe impiegato ben tre mesi e ventisette giorni ad arrivare a destinazione, la mia destinazione, perché le navi non hanno meta, quando giungono in un porto è solo per ripartire. La nave era colma di tendaggi di velluto color rosso pompeiano che sventolavano nell’aria, e di sete gialle, talmente lievi e inconsistenti nei venti d’alto mare che non potevi vederle chiaramente, se non nei porti, quando la nave si arrestava e nel momento in cui ripartiva, quando avresti giurato che erano ali di fate.

Fu una mattina alla partenza da un porto che la notai. Non ero scesa per visitare la città, perché mi pareva un luogo pieno di fatica e di sudore. Dapprima la vidi in trasparenza attraverso le ali di seta gialla, poi, quando la nave prese il largo e le ali svanirono
nel vento, la osservai in tutta la minutezza della sua figura. Era piccola, magra, un po’ curva, protetta da un cappello azzurro a falde larghe, indossava un vestito color carne con i bordi neri e i polsini di pizzo che le avvolgevano le mani. Era molto invecchiata, ma sempre inconfondibile: una delle più grandi artiste della fine del Novecento. Nata in Italia ma emigrata in America verso i cinquant’anni. Era diventata incontenibilmente celebre intorno ai sessant’anni con il nome anglosassone del marito. Era stata l’idolo di mia madre, la quale avrebbe tanto desiderato poter dipingere e scrivere poesie, ma doveva fare la maestra per farci mangiare.

La salutai, la abbracciai, la baciai. Lei accettò tutto con un lieve sorriso. Era così impeccabilmente vecchia che potei farle solo una domanda: “Qual è stata la cosa più importante nella tua vita? Il tesoro più grande che porti con te?”. “La fede!”, mi rispose.

La ringraziai, la salutai, le baciai le mani attraverso il pizzo color carne della camicetta. Poi lasciai che tornasse in coperta, perché il vento stava aumentando. M’incamminai verso la ringhiera di prora, controvento, tenendo forte la sciarpa con le mani. Dopo pochi passi un pensiero strano mi fece voltare indietro; ebbi, infatti, la sensazione che quella donna fosse un aspetto di mia madre e, dunque, anche una parte di me. Quando mi girai era nella medesima posizione in cui l’avevo lasciata, con il suo sorriso lieve sulle labbra. La raggiunsi. Sentii che doveva parlarmi per consegnarmi un lascito, il senso di quel tesoro che lei aveva trovato, il segreto della fede. “Tre mesi di viaggio sono già trascorsi”, mi disse. “Abbiamo ancora ventisette giorni”, dissi io, “non sono molti, ma vorrei che in questo tempo, con tuo comodo, quando te la sentirai, mi raccontassi della fede”“Ti darò la mia storia e il mio segreto, ma se lo scriverai non fare il mio nome”, mi rispose lei.  Io la rassicurai: “Se mai un giorno dovessi scrivere la storia che mi consegnerai, ti chiamerò con il nome di mia madre, perché, in un certo modo, per me la rappresenti”. “Qual è questo nome?”. “Carla”, risposi. Poi ci fu un lungo silenzio, nel quale lei sembrò esplorare quel nome per capire chi fossi e quale fosse la mia storia e se io potessi ascoltare la sua. “È un bel nome”, disse, alla fine, mentre il suo sorriso si faceva più grande.

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