L’Ue “collaborazionista” con la Cina

Articolo di Peppino Zola

Pur di sottoscrivere accordi commerciali, l’Europa finge di non vedere cosa combina la dittatura comunista. Ma la storia insegna…

Caro direttore, ho molto apprezzato l’articolo scritto, con la solita chiarezza e puntualità, da Leone Grotti e intitolato “L’accordo commerciale tra Ue e Cina “è un errore madornale”“. Condivido in toto il contenuto di tale articolo, che mi ha suggerito questo pensiero, probabilmente fondato (purtroppo). Ed il pensiero è questo: mi sembra che l’Europa di oggi stia trattando la Cina un po’ come l’Europa democratica di ieri ha trattato il nazismo (ed il fascismo). Infatti, le potenze europee più forti (Inghilterra e Francia), almeno per un certo periodo, hanno trattato con i guanti di velluto Hitler, cercando di dialogare con lui e, soprattutto, credendo ingenuamente alle sue promesse. I Paesi democratici speravano di trovare un compromesso con un regime che, comunque, si stava già rivelando dittatoriale, anzi totalitario. Anche l’Ue di oggi , se non è già totalmente cieca, non può non vedere l’impostazione dittatoriale e totalitaria dell’attuale Cina, che non si fa alcuno scrupolo nel violare i più elementari principi di libertà e di rispetto della persona umana. Malgrado tutto ciò, malgrado ciò che proprio in questi giorni sta avvenendo ad Hong Kong, l’Ue sottoscrive un accordo economico con la Cina, facendo finta di credere che la Cina concederà ai propri cittadini maggiore libertà e più rispetto dei diritti dei lavoratori.

La storia, purtroppo, ha dimostrato che questa leggerezza verso i regimi totalitari non paga. Tale leggerezza verso Hitler non ha evitato la tragedia della Seconda guerra mondiale e della immane violazione degli elementari diritti umani e della persecuzione orribile degli ebrei. Anche nei rapporti politici, non paga la negazione  della verità e della realtà. Anzi, nel tempo, l’attuale debolezza europea si rivolterà contro di essa, come è già avvenuto nel secolo scorso.

Un altro aspetto che, a mio parere, rafforza l’analogia tra la superficialità dell’Europa verso Hitler e quella odierna verso la Cina sta nel fatto che, in entrambi i casi, l’atteggiamento arrendevole è dovuto alla paura, che non è mai una buona consigliera. L’Europa degli anni Trenta aveva paura di Stalin e, per questo, ha considerato (almeno per alcuni anni) il rapporto con Hitler come un male minore. Oggi l’Ue è terrorizzata dal fatto di dovere affrontare una nuova crisi economica ed allora pensa di poter trattare, su questo fronte, con un potere antiliberale, condannandosi al silenzio circa le violazioni della libertà da parte della Cina. Meglio commerciare con quell’immenso Paese piuttosto che difendere i diritti civili di gran parte della popolazione di quello stesso Paese. Il portafoglio prevale sulla dignità. Ma, nel tempo, la mancanza di dignità danneggerà anche il portafoglio.

Il problema è vasto e complesso. Alla radice vi è una mancanza di ideale che rende sempre più “piccola” la politica attuale. Il coraggio non può esserci senza un grande ideale. L’Ue sta diventando una “barzelletta” (come cita Grotti) perché è sempre più un gigante senza cuore, senza occhi e senza parola. Cioè è la barzelletta delle tre scimmiette. Quando la Cina ci travolgerà, l’Ue neppure se ne accorgerà. Ed i futuri europei che avranno mantenuto la testa a posto non potranno che condannare aspramente l’attuale “collaborazionismo”. Povera e tardiva consolazione!

Articolo di Peppino Zola

Fonte: https://www.tempi.it/lue-collaborazionista-con-la-cina/

IV REICH
Sono più potenti che mai e condizionano le vite di tutto il pianeta. Inchiesta sull'Internazionale Nera
di Franco Fracassi

IV Reich

Sono più potenti che mai e condizionano le vite di tutto il pianeta. Inchiesta sull'Internazionale Nera

di Franco Fracassi

Il nazismo non è morto con la morte di Hitler e la fine della seconda guerra mondiale. Neppure il fascismo con la morte di Mussolini. Le idee, quelle idee, sono sopravvissute al cambio di secolo. Soprattutto sono sopravvissute le persone e l’organizzazione.

Settantacinque anni dopo, “Odessa” è ricca e potente più che mai. E in tutto questo tempo ha influenzato pesantemente la vita di decine di Paesi e di popolazioni sparsi per il globo, attraverso golpe, stragi, assassinii e squadroni della morte. Gli uomini dell’organizzazione sono ovunque, ai vertici delle multinazionali e delle società finanziarie, nei governi, nelle forze armate, nelle polizie e nei servizi segreti, nella burocrazia.

Un mondo fondato su una forte e radicata base ideologica.

Ecco come il nazifascismo che perse la guerra è risorto più potente di prima e prospera tra noi ancora oggi.

Perché leggere questo libro

Il 2020 è stato un anno orribile per molti versi. Ma la storia ci ha insegnato che non c’è mai un’azione senza una reazione. E il disastro sanitario, economico, sociale e democratico causato dal Covid ha portato consapevolezza in tanti e ha fatto ravvedere tanti che avevano sposato la causa del neoliberismo.

Per questo e per altri motivi vi dico che bisogna aver fiducia in un mondo migliore. Fiducia che deve necessariamente passare attraverso la conoscenza, la comprensione di ciò che sta sotto la superficie ma che determina la conformazione della superficie.

IV Reich” non è altro che un ulteriore tassello in questa direzione. Dopo che lo avrete letto avrete uno strumento in più per comprendere la realtà passata e anche quella odierna.

L’internazionale nera non ha nulla a che fare col Covid, ovviamente, ma ha molto a che fare col mondo rapace che si sta accanendo sui resti della nostra società sbrindellata dalla pandemia. L’internazionale nera ha molto a che fare con le vite dei nostri nonni, dei nostri padri, con le nostre vite quotidiane, con la nostra libertà e con la difficoltà di raggiungere l’obiettivo di vivere in una società giusta.

IV Reich” è un libro che parla anche del passato ma è rivolto a chi vive nel presente.

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