La ghiandola pineale di Horus

L’Occhio di Horus è senza dubbio uno dei simboli più antichi e densi di significato di tutta la storia dell’Antico Egitto.

Questo antico geroglifico, disegnato come un occhio con tanto di pupilla, sopracciglio, ciglia e derivazioni che partono dal centro verso il basso, di solito veniva inserito sotto forma di amuleto all’interno delle bende del morto in quanto stava a significare, tra le altre, cose la rigenerazione e la rinascita.

Dal mito di Osiride un simbolo divenuto leggenda

Ispirato al mito di Osiride smembrato e poi risorto grazie alle cure di sua sorella-consorte Iside, l’occhio vuole rappresentare proprio la rinascita dalla morte che trovò presso gli Egizi la sua immagine nel dio Horus generato dal fallo riattaccato di Osiride su cui si stese Iside per esserne poi ingravidata.

L’occhio vuole anche significare protezione e salute ed è anche per questo motivo che veniva inserito all’interno del bendaggio delle mummie come garanzia dell’incorruttibilità dello stesso corpo fisico. Secondo le antiche tradizioni questo simbolo rappresentava inoltre i cinque sensi: olfatto, udito, vista, gusto e tatto ai quali si aggiungeva anche quello del pensiero. Oltre ai sensi relativi alla dimensione terrena, questo simbolo rappresentava anche quelli sconosciuti  che mettevano in contatto l’anima con le forze dell’aldilà ovvero quelle che gli Egizi chiamavano con il termine vago e misterioso di “energia oscura“.

L’incredibile somiglianza con la ghiandola pineale

Fin qui quello che sappiamo a grandi linee su questo oscuro disegno relativo ad una parte dell’altrettanto misteriosa mitologia egizia delle origini. Guardando però questa immagine qualche studioso-ricercatore non propriamente allineato con il pensiero dominante dell’Egittologia ufficiale, ha notato qualcosa di molto curioso e forse anche inquietante: l’occhio di Horus assomiglierebbe in modo quasi inaspettato ad una parte del cervello umano, stiamo parlando del Talamo e della Ghiandola Pineale a questo collegata.

Guardando l’immagine trasversale di questa componente essenziale del nostro cervello viene infatti più di un dubbio sulla sua impressionante similitudine grafica. In pratica sembra, in un modo che ha dell’incredibile, che l’Occhio di Horus non sia altro che l’immagine stilizzata di uno degli organi più indispensabili del cervello umano. Il Talamo, diviso in due semisfere a forma di uovo, potrebbe essere considerato una specie di sorvegliante con l’incarico di verificare il grado di coerenza delle informazioni che provengono dall’esterno rispetto a quanto si era imparato nel passato, in parole povere il Talamo è responsabile dei modelli e dei valori che creano e regolano il nostro comportamento.

Secondo la tradizione esoterica un piccolo organo che si trova collegato alla zona inferiore dello stesso Talamo, la Ghiandola Pineale. ufficialmente responsabile della nostra reazione al ritmo circadiano della luce e del buio, sarebbe da considerare in verità anche come una sorta di portale in grado di collegarci con il mondo spirituale. sarebbe questo il cosiddetto “Terzo Occhio” che appunto ci permetterebbe di vedere quello che i nostri occhi terreni non sono in grado di percepire.

L’Occhio di Horus è senza dubbio uno dei simboli più antichi e densi di significato di tutta la storia dell’Antico Egitto.

L’occhio di Horus, una nuova interpretazione medica

Una cosa curiosa è che il Talamo, nell’esercizio delle sue…funzioni, si avvale della lettura degli impulsi sensoriali che arrivano dall’esterno, esclusi sembra soltanto quelli dell’olfatto, impulsi che poi vengono ritrasmessi alla corteccia cerebrale che li rielabora in termini appunto di condotte comportamentali individuali. Se ricordiamo quanto abbiamo già accennato sopra, è difficile non collegare a questo punto le funzioni dell’Occhio di Horus a quelle molto simili del Talamo e della Ghiandola Pineale. Collegamento quindi non solo in termini di rappresentazione grafica ma di somiglianza diciamo noi “operativa”.

Se le cose stanno in questi termini alquanto suggestivi, ci sarebbe a questo punto da domandarsi da chi e quando gli antichi Egizi ricevettero queste informazioni. Se è pur vero che gli stessi con la pratica della mummificazione erano inevitabilmente più avanti rispetto ai medici del medioevo ai quali le restrizioni della Chiesa vietavano di aprire e sezionare i cadaveri, c’è da rimanere a bocca aperta davanti alla conoscenza approfondita delle funzioni dei vari organi.

Non basta infatti estrarre un pezzo di cervello per sapere a cosa serve se non puoi usare le strumentazioni moderne e i test biologici di cui disponiamo oggi: ci sono infatti voluti più di quattromila anni per arrivare a conoscere forse neanche il 5% dei meccanismi cerebrali. Come potesse un popolo che soltanto cinquemila anni fa era alle soglie del Neolitico, competere e forse superare le nostre stesse limitate conoscenze medico scientifiche non lo sappiamo o…forse lo sa soltanto la nostra Ghiandola Pineale se soltanto sapessimo…dialogare con lei.

Fonte: http://www.elzeviro.eu/altre-rubriche/il-cacciatore-di-enigmi/la-ghiandola-pineale-horus.html

IL MEDICO DI SE STESSO  —
Manuale pratico di medicina orientale
di Naboru Muramoto

Il Medico di Se Stesso —

Manuale pratico di medicina orientale

di Naboru Muramoto

Un manuale per conoscere e capire il nostro corpo, gli organi e le loro funzioni.

Un'esposizione corredata di disegni e ricette, per raggiungere un perfetto equilibrio psico-fisico e mantenersi in buona salute.

Muramoto, in base al principio che l'uomo nato libero dev'essere capace di guarirsi da solo, spiega come affrontare l'autodiagnosi e l'autotrattamento. I sintomi della malattia non vanno combattuti sopprimendoli o nascondendoli, vanno invece interpretati e compresi allo scopo di controllare e migliorare le reazioni di difesa del corpo.

I singoli organi non vanno considerati separatamente né l'individuo va scisso dalla totalità dell'ambiente in cui vive, poiché nella medicina orientale quel che conta è la sintesi, non l'analisi. Di vitale importanza è poi l'alimentazione, intesa come reciproco scambio fra l'uomo e gli elementi vitali di cui si nutre, e la dieta è considerata l'unica vera "medicina" preventiva.

Le cure sono fatte con metodi naturali (dieta, impiastri, decotti, tè ecc.), anziché farmacologici, e mirano al duraturo ristabilimento dell'equilibrio globale, non all'effimera "guarigione" del singolo organo.

Curarsi da soli implica quindi una diversa visione del mondo, un concepirsi come organismi completi che devono essere in armonia con il proprio corpo, la propria mente e l'ambiente circostante.

Nuova Edizione completamente rivista

Indice

Prefazione

La filosofia Orientale

La diagnosi Orientale

Il funzionamento dell'organismo

Il cibo è la miglior medicina

Metodi di pronto soccorso

Rimedi e trattamenti esterni

Cenni di erboristeria

Prefazione - "Il Medico di Se Stesso" libro di Naboru Muramoto

Questa nuova edizione nasce grazie a Mario Pianesi, pioniere della macrobiotica italiana, ideatore, fondatore e presidente dell'associazione nazionale e intemazionale Un Punto Macrobiotico, che ha reso giustizia e ha onorato la memoria di Sensei Muramoto anche nella storia di questo libro.

Noboru B. Muramoto è stato uno degli allievi del Maestro giapponese Georges Ohsawa (Nyoiti Sakurazawa), padre fondatore della macrobiotica in Occidente, e ha dedicato la sua vita alla diffusione della macrobiotica, soprattutto attraverso la produzione di alimenti tradizionali, come il miso, il tamari, lo shoyu, le prugne umeboshi, il mochi ecc.

Per continuare a leggere, clicca qui: > Prefazione - "Il Medico di Se Stesso"

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