L’incitamento dei media israeliani: “Stuprare Ahed!”

di Maurizio Blondet

Ahed Tamimi, presa da casa sua alle 4 del mattino e ammanettata, è in un carcere militare, viene sottoposta ad interrogatori in cui i militi le dicono: “Sei bionda, hai gli occhi azzurri”, con un tono che ha fatto scrivere alla sua avvocata, Gaby Lasky, una nota diretta al Ministero della Giustizia per avvertire che questo poteva preludere al peggio. Di fatto, l’idea di stuprare la ragazzina corre sui media israeliani suscitando un vero delirio erotico mescolato all’odio razziale.

Ha cominciato Ben Caspit, importante giornalista israeliano, su JJSNews, che si definisce “il primo sito israeliano in lingua francese in termini di audience”, a buttarla lì. “Quanto alle ragazze di Nabi Salah (il villaggio di Ahed Tamimi), il prezzo dovrebbe essere percepito in un’altra occasione, nel buio, senza testimoni né telecamere”. I commenti dei lettori, diluviali, coprono tutto il campo delle più estreme fantasie sessuali di cui dispone la narrativa ebraica; per lo più irriferibili.

Ci limitiamo ad  alcuni, diciamo, i più argomentati: “Il possesso delle donne del nemico vinto è una regola assoluta!” – “Sì, è solo una minima punizione rispetto alle loro male azioni! Hanno osato sfidare Tsahal, Sì, violarle!”. “Sono d’accordo con Ben Caspit, bisogna violentarle senza testimoni e telecamere”.

Ciò ha indotto il giornalista Maxime Vivas, che scrive sul giornale online (comunista…) La Grand Soir, a spulciare altri articoli del “primo sito israeliano in lingua francese” – ed ha notato l’uso impune di un linguaggio che sarebbe bollato come antisemita e persino nazista se lo usassero i goy. “Una shoah per i palestinesi” (Matan Vilnaï, viceministro per la Difesa, 2008..): ha detto Shoah. la “Pulizia Etnica dei cittadini arabi in Israele è stata  preconizzata dal ministro Avigdor Liberman, ha detto proprio etnica“. Il vicesindaco di Gerusalemme  ha definito i palestinesi “animali” (sappiamo che lo dice il Talmud), il ministro della istruzione Neftali Bennet, a proposito della sedicenne Ahed:

“Dovrebbe finire i suoi giorni in prigione”.

Il tipico, equilibrato senso di giustizia ebraico. Gideon Levy riporta che mentre “i cecchini dell’esercito israeliano abbattono dei manifestanti come se si trovassero al poligono di tiro, sono salutati dai media e dalle masse con concerti di giubilo. È ciò che la nazione chiede, e che sa ottenendo. Anche se i soldati uccidono centinaia di manifestanti a Gazza, Israele non  farà una  piega”. Levy giunge a dire che la stessa posizione di Netanyahu si sta rafforzando perché questo massacro “realizza i loro desideri.

Ciò che vogliono, è il sangue e le espulsioni” degli immigrati africani. “Quelli di Gaza e gli eritrei sono una sola ed unica cosa”; scrive: “dei sub-umani. Non hanno alcun diritto e la loro vita non vale nulla”. Il titolo di Gideon Levy, solitario eroe della verità, oggi il giornalista più odiato in Israele, è: “Non è Netanyahu. È la nazione“.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-this-is-the-nation-1.5976946

È la nazione ebraica che è preda della sua sete di sterminio, di eliminazione fino all’ultimo superstite nemico immaginario.

Articolo di Maurizio Blondet

Tratto dal blog: maurizioblondet.it

Fonte: http://www.altreinfo.org/israele/18271/lincitamento-dei-media-israeliani-stuprare-ahed/

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di Sandra Ingerman

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