Il linguaggio quantistico delle piante

Le piante sono esseri viventi dotati di una coscienza propria in grado di captare e rispondere alle informazioni a cui quotidianamente sono esposte. Scopriamo il linguaggio quantistico delle piante e come scegliere quelle più adatte a ripulire energeticamente i nostri ambienti

di Carmen Di Muro

L’energia della Natura è una per tutte le cose. Ogni entità materiale, attraverso l’energia di cui è dotata, è interrelata con tutte le altre ed è parte costitutiva del Tutto. Questo livello di interconnessione-dipendenza della realtà subatomica, caratterizzato dal principio di non località, vede le particelle dei nostri organismi interagire tra loro e con quelle dell’universo, simultaneamente attraverso una rete di informazioni vibrazionali. Allora perché continuare a credere che le piante non siano esseri viventi dotati di una coscienza propria in grado di captare e rispondere alle informazioni a cui quotidianamente sono esposte?

Già dai primi del ‘900 vari ricercatori come Backster, Sauvin e Volger guidati dalla convinzione che esse avessero un campo di energia simile a quello generato dall’uomo, condussero svariati esperimenti che misero in luce non solo l’esistenza di una notevole sensibilità che permette alla pianta e all’uomo di intercomunicare, ma anche di trasmettere ed immagazzinare informazioni elettromagnetiche per la salute dell’organismo vivente.

La sensibilità elelttromagnetica delle piante

Oggigiorno, sono stati fatti notevoli sforzi di ricerca per studiare i possibili effetti biologici dovuti all’esposizione a campi elettromagnetici ad alta frequenza o a frequenza ultrabassa e, la sensibilità elettromagnetica delle piante, è ormai comprovata. Pensiamo, per esempio, alla loro struttura cromofora, ossia a quegli atomi capaci di conferirle colorazione, utilizzata per il trasporto intercellulare di energia ed informazione: ciò avviene tramite la clorofilla che accumula energia direttamente dai fotoni del sole.

Infatti, pur senza alcun organo assimilabile ad un cervello centrale esse riescono a percepire le vibrazioni ambientali con un livello di sensibilità notevolmente superiore rispetto ad altri organismi viventi, trasducendoli in risposte molecolari o alterazioni morfogenetiche nel loro schema di sviluppo. Ma non solo, esse sono ricettive soprattutto all’esposizione di campi disarmonici essendo la rappresentazione vivente della solidità e della malleabilità, adattandosi e rimodulandosi in virtù dei cambiamenti a cui sono sottoposte. E noi stessi possiamo averne la prova nel momento in cui posizioniamo una pianta nel nostro ambiente quotidiano. Non soltanto essa è in grado di adeguare la sua crescita alle caratteristiche del luogo (esposizione alla luce, clima, posizione), ma di risentire anche delle frequenze del biocampo umano di chi lo popola usualmente.

Quante volte dopo periodi intensi di stress o di malessere psico-fisico abbiamo notato nei nostri amici vegetali la comparsa di parassiti, l’alterazione delle foglie o del colore? O, addirittura, quante volte ci è capitato di vederle morire improvvisamente giustificandoci con la frase “Non ho il police verde“? Ma quante volte capita anche il contrario: esse crescono rigogliosamente e senza sforzo seppure le innaffiamo o le curiamo poco?

Le piante misurano le nostre frequenze vibrazionali

Se solo ponessimo attenzione al periodo e al contesto in cui la pianta manifesta determinati sintomi nella sua struttura, avremo sicuramente la percezione della frequenza vibrazionale che stiamo irradiando in un determinato momento della nostra vita. Questo ci darebbe il senso anche sul tipo di informazione che inevitabilmente riverseremo all’esterno, nell’ambiente, nelle relazioni e soprattutto nel nostro corpo. Basta solo osservare per notare l’interazione costante che esiste tra il flusso dei nostri pensieri e delle nostre emozioni con le strutture vegetali, notando il linguaggio quantistico di interconnessione e scambio che avviene perpetuamente e che si manifesta nel cambiamento spontaneo della loro conformazione nel bene e nel male.

Le piante giuste per “ripulire” i nostri ambienti

Eppure, le piante possono essere nostre grandi alleate, nel momento in cui le selezioniamo minuziosamente in base alle loro caratteristiche salutari riempiendo i nostri ambienti di più varietà. Per ogni luogo la sua pianta o meglio, le sue piante. Ci sono infatti esemplari che amano stare in cucina, piuttosto che in altre stanze in quanto la loro struttura energetica è più resistente nel tollerare i campi elettromagnetici che si diffondono in questi spazi di uso giornaliero. Tra queste abbiamo il phothos, la pachira acquatica, l’orchidea, la menta peperita, il timo come pure tutti i tipi di piante semigrasse. Abbiamo poi la spatifillo, l’aloe, la felce, la sanseveria e l’edera per la purificazione di quei luoghi popolati da numerose informazioni difformi, come uffici, studi professionali o case appena acquistate in cui non ci è noto il tipo di vibrazione a cui erano sottoposte. Queste varietà hanno il beneficio di ripulire e bilanciare i campi del luogo. Ma attenzione! Sortiscono effetto se ne posizioniamo più insieme così da creare un piccolo microclima vegetale tale da esercitare un’influenza di campo di una certa intensità nella stanza. Esse devono essere posizionate nei diversi angoli, o in prossimità, così che l’informazione possa fluire armonicamente senza interruzioni.

Al contrario di quanto si crede, anche in camera da letto possono sortire effetti benefici. La lavanda per esempio, come pure l’areca palmata o il ficus benjamin sono perfette per ripulire il biocampo umano durante la notte generando pace e serenità durante il sonno e una sensazione di equilibrio al risveglio.

Ma anche i cactus godono di una buona reputazione. La NASA dopo aver completato il suo massiccio studio sulle piante da casa ha scoperto che il cactus era abbastanza efficiente nell’assorbire le radiazioni elettromagnetiche generate dagli attuali dispositivi elettronici (wi-fi, pc, Tv, ripetitori). Poiché la radiazione EMF viaggia in linea retta, l’ideale sarebbe posizionare le piante tra noi e il computer, o qualsiasi dispositivo nelle vicinanze emetta frequenze di questo tipo.

Quelle citate sono solo alcune varianti da interni più comuni, ma esistono tantissime tipologie adatte alle nostre esigenze e alla nostra personalità. Ogni pianta è capace di ricondurci al contatto più profondo con l’essenza prima, con la Natura e la sua potente energia, nel momento in cui delicatamente con la nostra interiorità la sfioriamo, la sentiamo e comprendiamo il suo linguaggio sottile che non è fatto di parole, ma di pure vibrazioni emozionali.

Per info e contatti visita: carmendimuro.com

Carmen Di Muro

Psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo Post-Razionalista e ISTDP, quantum trainer e scrittrice, vive ed opera in Puglia.Aperta alla più ampia visione integrata dell’essere umano nella sua inscindibile unità di psiche-soma, unisce la formazione accademica con i suoi interessi nel campo della biologia, delle… Leggi la biografia

Fonte: https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/psicologia-quantistica/il-linguaggio-quantistico-delle-piante

LA CIVILTà DELL'ORTO —
La Coltivazione Elementare
di Gian Carlo Cappello

La Civiltà dell'Orto —

La Coltivazione Elementare

di Gian Carlo Cappello

L'idea di una “Civilta? dell’Orto” nasce per la sussistenza alimentare dei/delle partecipanti.

Ogni persona che contribuisce, sia con il lavoro sul campo sia con beni e/o servizi, può accedere al raccolto condiviso. Il Non-metodo di Coltivazione Elementare sviluppa il principio definito del «non fare».

Cosa non facciamo:

  • nessuna lavorazione del terreno, neppure superficiale e neppure all'inizio della coltivazione;
  • nessun uso di fertilizzanti, antiparassitari, ammendanti e diserbanti (ne? chimici ne? organici né omeopatici) né E.M.;
  • nessuna rotazione colturale, consociazione varietale, compostaggio, sovescio, progettazione, calendarizzazione;
  • riduciamo al minimo l'apporto di acqua irrigua;
  • nessun intervento contro le cosiddette “malattie” né contro l'erba spontanea poiché considerate parte dei processi naturali di ripristino dell'equilibrio non comprensibili alla mente razionale;
  • non scegliamo dogmaticamente sementi antiche

Cosa facciamo:

  • preserviamo il naturale equilibrio della terra e del contesto di coltivazione;
  • consideriamo la crescita delle coltivazioni come conseguenza dell’equilibrio della biosfera;
  • cerchiamo di rendere le piante coltivate quanto piu? «selvatiche» possibile;
  • promuoviamo il cambiamento e la crescita interiore, affiniamo l'intuito, il sentire, la saggezza innata e l'intrinseca capacità creativa di risoluzione dei problemi;
  • sosteniamo l'autosufficienza alimentare e il superamento dell'economia capitalista.
  • favoriamo l’inserimento di nuovi/e partecipanti che condividano questi principi.

Il CAMBIAMENTO e? POSSIBILE!

Perché leggere questo libro:

  • Per scoprire perché in agricoltura "non fare" è meglio di "fare".
  • Per sentire la voce di un esperto agrotecnico con oltre 30 anni di esperienza nel campo.
  • Perché non si tratta solo di un manuale di agricoltura, ma anche di un'inaspettata riflessione sulla società e sui comportamenti comunemente accettati, talvolta inspiegabili, dell'essere umano.

Dalla quarta di copertina

La Coltivazione Elementare è la realizzazione più avanzata della filosofia del «non fare», concepita ormai mezzo secolo fa dal contadino giapponese Masanobu Fukuoka. Essa rivisita con creatività ed estemporaneità nel contesto di per sé perfetto della Natura l'esperienza di una ruralità tramandata di generazione in generazione.

Se la tecnologia ci rende dipendenti dalla razionalità allontanandoci dalla nostra vera dimensione naturale, la Coltivazione Elementare ci può affrancare dai disastrosi tentativi dell'umanità di controllare la vita.

Nei processi naturali c'è già la ricchezza per ottenere con ottimi raccolti l'autosufficienza alimentare delle comunità. La nostra esistenza si può allineare alla perfezione imperscrutabile che è dentro di noi.

Ciò che ho scritto non è e non vuole essere soltanto un manuale, ma ripercorre i miei cinquant'anni di esperienza sul campo ed è rivolto ai lettori e alle lettrici che già coltivano o coltiveranno e ai borderline desiderosi di liberarsi dal peso della città e della società capitalista.

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