Il collasso globale dietro l’angolo e cosa aspettarsi dalle banche centrali

di Francesco Lenzi

“Un epico inferno finanziario non accade spesso. Solitamente, le turbolenze nel settore finanziario si spengono da sole. I mercati si aggiustano, alcune imprese falliscono, e la vita va avanti. A volte, il fuoco diventa così serio che i decisori devono intervenire per aiutare a spegnerlo. Offrono prestiti alle imprese che hanno bisogno di liquidità, oppure trovano una via sicura per far chiudere le imprese che hanno problemi, e la vita va avanti. È estremamente raro che il fuoco vada fuori controllo, minacciando di consumare il sistema finanziario ed il resto dell’economia, creando estrema distruzione e miseria”.Si apre in questo modo il libro dell’ex ministro del Tesoro della prima amministrazione Obama, Tim Geithner, nel quale ripercorre la sua esperienza durante i difficili mesi della crisi finanziaria globale. L’approccio al quale fa spesso riferimento è quello del vigile del fuoco, “Firefighting” è appunto il titolo del libro. Il vigile del fuoco ha il compito di proteggere la comunità ed il suo ambiente quando il fuoco li minaccia.

Non sappiamo ancora quanto la crisi finanziaria agli inizi per causa del coronavirus sarà grave. Non sappiamo ancora se sarà localizzata in alcune parti delle singole economie nazionali, oppure se interesserà intere Nazioni, oppure se è in grado di “consumare l’intera economia, creando estrema distruzione e miseria”. Non sappiamo, nessuno può ancora saperlo, se sarà uno shock dal lato dell’offerta, dovuto alla rottura delle supply chain e all’assenza dal lavoro di tante persone malate, oppure se dal lato della domanda, dovuto ai vincoli imposti ai nostri comportamenti quotidiani, alla paura dei posti affollati, ad allontanarsi da nostri luoghi sicuri.

È presto per dirlo, anche se le aspettative di inflazione fanno pensare che ci si aspetti un significativo shock soprattutto dal lato della domanda. È però certo che i Paesi più colpiti, tra cui il nostro, pagheranno un prezzo molto salato. Le misure imposte in questi giorni non sono gratis. Se altre ne saranno imposte, quello che sarà necessario fare per riuscire a mitigare il contagio, il costo aumenterà ancora e lo stigma internazionale di essere uno tra i Paesi più contagiati ci accompagnerà per un po’ anche ad epidemia risolta. È presto per dire quanto sarà alla fine il costo e quante risorse sono necessarie per risolvere con i minori danni economici questo problema.

Ma se adesso è troppo presto per stimare con certezza la rilevanza delle misure necessarie (diciamocelo, i 7,5 miliardi del primo provvedimento non saranno probabilmente sufficienti), la logica di base da seguire non può che essere quella di chi affronta un potenziale incendio (finanziario) cercando di spegnere l’incendio nelle aree interessate e isolare il resto del territorio in modo che il fuoco non si propaghi anche a quelle aree. Se muore un’azienda o una decina di aziende non è compito delle istituzioni intervenire, se sono a rischio interi settori o l’intera economia l’intervento è obbligato.

In termini finanziari questa logica si traduce nell’identificare, con adeguati parametri (la fatturazione elettronica potrebbe fornire dati quasi in tempo reale), le imprese ed i settori più colpiti e isolarli quanto più possibile dal resto del sistema economico. Ogni impresa, ogni individuo, ha una serie di attività da cui ottiene degli incassi ed ha passività che deve onorare con pagamenti. Il contagio si trasmette attraverso i mancati pagamenti. Il mancato pagamento dell’impresa A è il mancato incasso dell’impresa B, che provoca, se non può pagare, è il mancato incasso di C e così via. Isolare i settori colpiti significa fare in modo che i mancati pagamenti provenienti da quei settori maggiormente in crisi non prosciughino la liquidità in tutti gli altri settori e le insolvenze distruggano il sistema bancario.

La soluzione non può che essere un intervento di liquidità delle banche centrali, penso ad esempio ad una finestra di sconto illimitata dedicata alle banche che permetta loro di far rifinanziare ai clienti i crediti in scadenza vantati verso i settori più colpiti. Oppure, nel caso ancora più estremo, un acquisto diretto da parte delle banche centrali dei crediti stessi. Solo rifinanziando i debiti in scadenza delle imprese colpite dalla crisi si può evitare che esse contagino rapidamente tutti gli altri settori. Ma una crisi che riguarda interi settori dell’economia non è sufficiente isolarla, occorre anche mitigarne gli effetti con adeguati interventi fiscali, che compensino a livello aggregato il calo di domanda che si è determinato, e che attenuino a livello dei singoli settori più colpiti gli effetti sulle imprese e sulle persone, attraverso gli ammortizzatori sociali ed i trasferimenti.

Questa è essenzialmente la logica che deve guidare il decisore politico nell’affrontare un problema che ha dimensioni potenzialmente devastanti per l’intera economia. Ma è una logica di base da seguire anche nel caso in cui, facendo i dovuti scongiuri, il problema non riguardasse singole economie ed alcuni loro settori, ma interessasse l’intero sistema economico globale. Pensate ad esempio a cosa potrebbe succedere se il calo della domanda nei Paesi avanzati fosse tale da far crollare le esportazioni dei Paesi emergenti e di conseguenza i loro afflussi di dollari necessari per onorare i debiti con l’estero. La logica nell’affrontare il problema dovrebbe essere la stessa, anche se le dimensioni ovviamente no.

Il compito della Federal Reserve dovrà esser quello di adempiere alla funzione di banca centrale del mondo, fornendo tutta la liquidità necessaria ad isolare il sistema finanziario globale dalle difficoltà dei singoli Paesi. Ed è un compito al quale la Federal Reserve, come è avvenuto negli anni successivi al 2008, non può rinunciare se vuol far conservare al dollaro il ruolo di moneta di riserva internazionale.

Geithner ha scritto: “Così come è difficile predire una crisi, è inoltre duro conoscere in fretta se è solo un fuoco di paglia o se è l’inizio di un incendio di livello cinque … ma quando è chiaro che la crisi è veramente sistemica, non reagire a sufficienza è molto più dannoso di reagire troppo, farlo troppo tardi crea più problemi di agire troppo presto, e le mezze misure possono solo gettare benzina sul fuoco”.

Fonte: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/03/06/coronavirus-banche-centrali/

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