Esistiti ominidi che andavano in letargo? È l’ipotesi suggerita da un nuovo studio

Analizzando i resti fossili scheletrici di diversi ominidi vissuti 430.000 anni fa, dunque molto prima della comparsa dell’Homo sapiens, un team di ricercatori è giunto alla conclusione che essi potrebbero aver sfruttato, per sopravvivere al rigore invernale, l’ibernazione, una condizione di torpore prolungato nel tempo, una sorta di sonno a basso consumo energetico, di solito attuata da diversi animali tra cui gli orsi.

Il cranio di un ominide ritrovato nel sito di Sima de los Huesos
(credito: UtaUtaNapishtim, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Quando questi ultimi vanno in letargo, infatti, vantano dei processi metabolici ad un livello molto più basso, cosa che permette loro di consumare un quantitativo molto minore di energia e di evitare, per esempio, i periodi più freddi dell’anno durante i quali le prede tendono a scarseggiare.

Analizzando alcuni resti fossili di ominidi presenti nella grotta spagnola di Sima de los Huesos, i ricercatori credono di aver trovato alcuni segni rivelatori di ibernazione.

Tra questi segni i due paleoantropologi paleoantropologi Antonis Bartsiokas e Juan-Luis Arsuaga hanno individuato una forte carenza di vitamina D, cosa probabilmente causata da prolungate mancanze di esposizione alla luce solare.

L’ipotesi dell’ibernazione, tra l’altro, sarebbe coerente con il fatto che gli ominidi di Sima de los Huesos, non ancora identificati ed integrati in alcuna famiglia di ominide già classificata (si ipotizza possano essere resti di Homo heidelbergensis), vivessero in un periodo glaciale. Durante i mesi più freddi, evidentemente, questi gruppi di ominidi provavano a dormire per periodi sempre più lunghi per sprecare meno energie. Se questo riposo “forzato” attuato da questo gruppo di ominidi sia rappresentato solo da un’abitudine a restare più tempo all’interno della grotta in uno stato di torpore, fermi e a riposo, oppure da un vero e proprio stato letargico che coinvolgeva processi metabolici, non è dato sapere e risulta difficile al momento da capire.

A testimoniare questa abitudine di quasi “ibernazione”, oltre alla mancanza di vitamina D, ci sono tracce che mostrano mancanza di sufficienti riserve di grasso e, nei resti scheletrici degli adolescenti, degli scatti di crescita stagionale alquanto strani. Inoltre i ricercatori hanno trovato, soprattutto nei soggetti adolescenti, segni di osteite fibrosa, riassorbimento sottoperiostale, condrocalcinosi, segni di rachitismo ed altre caratteristiche patognomoniche che indicano che ogni anno questi soggetti soffrivano di rachitismo renale, iperparatiroidismo secondario, osteodistrofia renale e disturbi minerali delle ossa. Sono tutte patologie che gli stessi ricercatori hanno collegato ad un letargo tollerato abbastanza scarsamente da questo gruppo di ominidi la cui linea evolutiva, probabilmente, si è interrotta anche per l’utilizzo di “tattiche” del genere evidentemente non molto efficienti.

Si tratta in ogni caso di una ricerca preliminare e prima di affermare con sicurezza che siano esistiti ominidi che andavano in letargo, diverse prove dovranno essere trovate. Tuttavia le ipotesi fatte dai ricercatori che hanno realizzato questo studio sono molto interessanti.

E l’esistenza di un gruppo ominide che potrebbe aver fatto ricorso ad uno stato ibernatorio potrebbe anche non essere considerata come un’idea speculatoria considerando che l’ibernazione è una tattica utilizzata da diversi altri mammiferi poi non tanto distanti, nella linea evolutiva, dagli ominidi.

Fonte: https://notiziescientifiche.it/esistiti-ominidi-che-andavano-in-letargo-e-lipotesi-suggerita-da-un-nuovo-studio/

LE STELLE - SEQUENZE NUMERICHE PER LA VITA ETERNA
di Grigori Grabovoi

Le Stelle - Sequenze Numeriche per la Vita Eterna

di Grigori Grabovoi

L'uomo è in grado di ottenere la vita eterna concentrandosi sui campi di interazione esistenti tra la luce delle stelle e la sua Anima. Questi campi di interazione sono rappresentati sotto forma di sequenze numeriche.

Le stelle remote, di cui solo la luce è percepita dalla nostra vista fisica, hanno dei legami sottili con l'Anima dell'uomo.

L'uomo può percepire la luce della propria Anima fondersi con la luce del proprio corpo. Grazie alla sua vista fisica, la luce delle stelle si fonde e si unisce a quella dell'Anima dell'uomo sul piano fisico.

La luce delle stelle rappresenta un elemento dell'eternità; infatti, una tale luce, raggiunge l'uomo in milioni di anni luce, pur costituendo il Mondo infinito, che si trova dall'altra parte della luce.

Quando l'Anima eterna entra in contatto con la luce delle stelle, può influenzare, grazie alla volontà dell'uomo, la realtà fisica e informazionale, che include tutte le informazioni.

All'età di 36 anni Grigori Grabovoi aveva 5 tesi di dottorato, era pluriaccademico, insignito dei più alti riconoscimenti governativi nell'ambito della scienza, medicina, sicurezza aereonautica. Ovviamente a nessun genio umano questo sarebbe possibile.

Il fenomeno Grabovoi si spiega diversamente. Lui è uno scienziato senza precedenti, non perché ha studiato, ma perché sapendo tutto fin dall'infanzia, ha voluto dimostrare che la conoscenza diretta del Creatore esiste. Ha voluto ottenere i titoli di studio per dare testimonianza alla società del suo infinito innato sapere, per dimostrare che il sapere "irrazionale" è una verità del creato, che la parola "chiarosapienza" fino ad oggi confinata nell'ambito mistico, e non integrata nella vita laica, può e deve essere ivi compresa.

Praticando i metodi di Grigori Grabovoi, l'uomo può sviluppare infinite facoltà della mente e della coscienza, e arrivare all'accesso dell'informazione direttamente dalla rete informatica Cosmica. Può saper guarire, pilotare la realtà, gli eventi della vita e infine vivere eternament.

Il suo insegnamento include centinaia di opere spirituali, scientifiche e didattiche, che sono registrate presso l'ufficio del diritto di autore della libreria del congresso degli Stati Uniti. I risultati notificati della sua scienza (attraverso la chiaroveggenza) sono raccolti in tre volumi con il titolo "La pratica del pilotaggio, la via della salvezza". L'insegnamento di Grigori Grabovoi è una simbiosi unica di spiritualità, religione e scienza. L'importanza del suo insegnamento pratico sta nell'assoluta praticità e rapidità del raggiungimento del risultato.

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