Draghi mente e terrorizza. E tutti a vaccinarsi

di Riccardo Cascioli

Boom di prenotazioni dopo che nella conferenza stampa di giovedì sera il presidente del Consiglio aveva criminalizzato i non vaccinati ricattandoli anche con il Green pass. Menzogne gravi quelle di Draghi, pericolose anche per la salute pubblica. Ma in questi giorni è tutto un fiorire di commenti deliranti contro i non vaccinati, dal solito Burioni a Galimberti. E una rivista di avvocati chiede che gli insegnanti non vaccinati siano messi a fare le pulizie.

Draghi

Sarà sicuramente soddisfatto il presidente del Consiglio Mario Draghi: dopo la conferenza stampa di giovedì, in cui ha sparso terrore a piene mani, ieri si è registrato il boom di prenotazioni per la vaccinazione. “Oggi abbiamo registrato un incremento delle prenotazioni che va da un +15% a +200% a seconda delle regioni” ha detto trionfante il generale Figliuolo. Era esattamente l’obiettivo del presidente del Consiglio, il quale non avendo il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale per legge (sapendo che non può farlo), cerca di raggiungerlo spaventando e alimentando la campagna d’odio contro chi non si vaccina.

Così è stato anche nella conferenza stampa di giovedì sera, nella quale ha fatto affermazioni gravissime sia perché ha criminalizzato i non vaccinati sia perché ha detto delle menzogne che costituiscono un grave pericolo per la salute pubblica. Due passaggi in particolare meritano attenzione: il primo è quando ha spiegato che il Green pass “è uno strumento per consentire agli italiani di continuare le proprie attività con la garanzia di non trovarsi fra persone contagiose”. Clamoroso abbaglio: la doppia vaccinazione non offre affatto la garanzia di non essere contagiosi. Anzi, c’è il rischio di trasmettere una percezione di sicurezza che è falsa e quindi foriera di altri disastri. Non dice nulla che i paesi che hanno il maggior numero di vaccinati – Israele e Inghilterra – sono quelli che stanno avendo anche il boom di contagi? Cosa dirà Draghi a quanti, fidandosi delle sue parole, abbandoneranno la prudenza e si contageranno, con tutte le conseguenze del caso? E anche se in generale è vero che in caso di contagio il vaccino dovrebbe garantire sintomi più lievi, ciò non è vero in tutti i casi e nelle terapie intensive ci sono anche persone che hanno avuto una doppia vaccinazione.

Ma le parole più pesanti (e sbagliate) Draghi le ha pronunciate per separare i buoni dai cattivi: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore”. Non è assolutamente vero che se ti ammali senza essere vaccinato muori: al 20 dicembre 2020, cioè prima che iniziasse l’inoculazione del vaccino, i dati ufficiali dicevano che in totale in Italia avevano contratto il Covid 1.953.185 persone: di questi erano morti 68.799 persone, mentre 1.261.626 risultavano dimesse guarite. Vale a dire che i deceduti rappresentavano il 3,5% del totale delle persone contagiate e il 5,2% di quanti si sono ammalati.

Affermare perciò un automatismo tra rifiuto del vaccino, malattia e morte è una clamorosa menzogna, così come imputare ai non vaccinati la morte di altre persone (vaccinate?). Serve solo ad aizzare l’odio di una parte di cittadini contro gli altri per giustificare il proprio potere. Del resto, dopo aver costantemente raccontato che il vaccino corrisponde alla libertà, che basta vaccinarsi tutti per tornare alla normalità, come spiegherà Draghi tra pochi mesi che bisogna ricominciare tutto da capo? Sì, perché come abbiamo già scritto, il Green pass vale per 270 giorni dopo la seconda dose, e quindi a Natale saranno tre milioni i vaccinati che avranno scaduto il lasciapassare e si ritroveranno impossibilitati a muoversi liberamente, come dei non vaccinati qualsiasi. Come spiegherà Draghi che ci vuole la terza dose, e poi la quarta e così via? Riuscirà a far ricadere ancora la colpa sui non vaccinati? Chissà, forse il giochetto riuscirà ancora se è vero che ieri così in tanti si sono precipitati a prenotare il vaccino dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio.

Ma quelle di Draghi sono affermazioni che vanno ad arricchire un bestiario vaccinista in questi giorni particolarmente ricco, e che lascia sconcertati per i deliri che vengono propinati. In prima fila c’è sempre il “grande scienziato” Roberto Burioni, che ci vede dal 5 agosto “agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci” e, bontà sua, promuove una colletta per pagarci l’abbonamento a Netflix. La cosa incredibile è che Burioni sia ancora lì a pontificare a nome della scienza dopo che nel gennaio 2020 aveva garantito al 100% che c’erano “zero possibilità” che il Covid arrivasse in Italia. Quanto dell’impreparazione e del ritardo con cui il governo ha affrontato la pandemia si deve a consulenti scientifici di questo calibro? Quanti morti ha sulla coscienza il prof. Burioni? Uno scienziato serio può provare solo disgusto ad essere associato a questo personaggio.

Non solo politici e scienziati, anche i filosofi: Umberto Galimberti intervenendo a La7 ha auspicato un Tso (Trattamento sanitario obbligato) per i “no vax”, che lui considera pazzi. “Se per loro i miracoli di Lourdes e Medjugorje sono più importanti della scienza, come fai a convincerli?”, la logica associazione di idee del filosofo. E si potrebbe continuare a lungo, perché in questi giorni, e soprattutto dopo il varo del Green pass, è tutto un fiorire di accuse e insulti a chi non intende vaccinarsi.

Ma vale la pena chiudere con una chicca che troviamo nell’edizione del 20 luglio de “Il dubbio”, giornale di avvocati distribuito in tutti gli studi legali d’Italia. Qui l’anonimo estensore dell’articolo se la prende in particolare con la categoria degli insegnanti, perché ce ne sono 221mila che hanno scelto di non vaccinarsi (e il generare Figliuolo ha detto che vuole gli elenchi dei disertori entro il 20 agosto). L’avvocato ha un piano preciso da sottoporre a Figliuolo: siccome è evidente che chi non si vuole vaccinare non ha senso civico, cosa particolarmente grave per un insegnante, “dobbiamo seriamente chiederci se sia davvero opportuno affidargli la formazione dei nostri figli”. Quindi “potremmo chiedere loro di occuparsi di altro. La scuola ha tanti problemi…”. È il modello cinese: al tempo di Mao i medici che venivano identificati come “nemici del popolo”, erano costretti a pulire i cessi nello stesso ospedale dopo poco prima magari erano primari. Così qualcuno pensa che debba succedere ai nostri insegnanti. In questo clima delirante, in questa sospensione dei diritti civili, non sarebbe da stupirsi che il generale Figliuolo seguisse il suggerimento.

Articolo di Riccardo Cascioli

Fonte: https://lanuovabq.it/it/draghi-mente-e-terrorizza-e-tutti-a-vaccinarsi

I ROTHSCHILD IN ITALIA
di Pietro Ratto

I Rothschild in Italia

di Pietro Ratto

Con quali mezzi e in quale misura Casa Rothschild tenne in scacco i singoli Stati che, dal 1861, sarebbero confluiti nel Regno d’Italia? Quali rapporti si instaurarono tra i vari governanti della penisola italica e questa potente famiglia di banchieri? Come e perché l’Inghilterra coprì e finanziò la Spedizione dei Mille? Quali interessi economici avevano alcuni uomini al seguito di Garibaldi, in relazione all’annessione del Sud da parte del Regno sabaudo?

E soprattutto: com’è possibile continuare a insegnare e a studiare la Storia senza considerare l’enorme peso che le logiche finanziarie e la sete di profitto di grandi istituti bancari come quello in questione, hanno sempre esercitato sul corso degli eventi?

Ne I Rothschild in Italia, Pietro Ratto con le sue profonde capacità di ricerca, analisi e sintesi, ci rivela i fatti che hanno portato alla formazione del nostro Paese mostrandoci quello che viene normalmente ignorato dalla narrazione ufficiale della Storia e dai libri di scuola, ma che è fondamentale per comprendere non solo quegli anni, bensì anche la nostra storia presente.

Oltre alla storia italiana nel periodo fra il 1821 e il 1861, riviviamo anche gli eventi che hanno attraversato in quegli anni gli altri Paesi europei, come la Francia, la Spagna, l'Inghilterra e l'impero asburgico.

«C’è  un  fatto  però,  che  anche  da  solo  basta  per  far  capire quanto una famiglia come quella dei Rothschild abbia saputo influire sulla storia europea tramite la sua attività di credito.

Un fatto che dimostra quanto sia difficile comprendere gli eventi storici senza tener conto di  queste  dinamiche  finanziarie  che,  come  abbiamo  visto nelle pagine precedenti, per esempio spiegano le reali leve della liberazione del re di Spagna Ferdinando VII, in quel caso da individuare nella citata tangente pagata da Nathan alle Cortes.

Si tratta di un prestito che l’Austria, di nuovo in crisi economica, dovette nuovamente richiedere a Salomon Rothschild nel maggio del 1831. Come abbiamo visto, i nostri banchieri avevano tutto l’interesse a far sì che l’impero asburgico non si cacciasse in una nuova guerra, prevedibilmente nociva  per  le  loro  stesse  finanze. 

Di  conseguenza,  Salomon  Rothschild  concesse  il  prestito  richiesto,  a  condizioni  sorprendentemente  vantaggiose.  Ma  con  una clausola: tali condizioni sarebbero venute meno qualora l’Austria fosse entrata in un nuovo conflitto.

Ebbene: se si va a cercare nei libri di Storia dell’Arte ci si imbatte nella descrizione della cosiddetta fase del Biedermeier,  che  si  estende  ufficialmente  dalla  fine  del Congresso di Vienna al 1848.

Un periodo caratterizzato da un clima culturale e artistico, e da uno tipico stile nella realizzazione di mobili e arredamenti, che si sviluppa nei Paesi germanici e in Austria approfittando di un insolito e lungo intervallo di pace.

Risulta impossibile, però, spiegar le vere cause storiche di questa lunga fase di pace, senza connetterla a quell’astuto prestito tramite cui i Rothschild riuscirono così a disinnescar gli intenti bellicosi di Klemens von Metternich, salvaguardando il loro patrimonio».

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