Debito pubblico folle, lo pagheranno i giovani. “In Italia meglio non nascere”

L’economia mondiale uscirà da questa crisi a pezzi, con livelli ancora più elevati di debito pubblico e di deficit fiscale.

Alla fine del 2019, prima dello scoppio della pandemia di Covid-19, il passivo complessivo dei paesi più potenti al mondo del G7 era pari al 120% del Pil. A fine 2020 raggiungerà livelli del 140%. Per l’Italia in particolare il rapporto debito / Pil, secondo le stime, oltrepasserà la soglia del 160%.

Chissà perché non si parla mai di chi dovrà risanare i debiti. La decisione dei governi di mezzo mondo di chiudere le attività per contenere la propagazione del nuovo coronavirus ha portato a un arresto dell’economia inaspettato . Per ridare impulso ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle aziende le autorità hanno risposto lanciando massicci programmi di spesa.

Massimo Cacciari, invitato su La7, esprime una propria opinione sulla crisi economica legata all’emergenza coronavirus: “Usciremo da questa crisi con una montagna di 400 miliardi di debiti che ricadrà tutta sui nostri figli e sui nostri nipoti. Questo non è un paese per giovani, è un paese in cui è meglio non nascere”.

Il nostro Paese non sta ponendo attenzione alle decisioni da cui dipende il futuro: non quello delle prossime settimane, ma dei prossimi vent’anni. E il debito già al 140 per cento del Pil è una zavorra intergenerazionale.

Tali decisioni si stanno prendendo senza considerare il punto di vista delle giovani generazioni, chiamate a pagare il conto di un debito pubblico destinato ad esplodere. Perché se lo sviluppo sostenibile è quello che consente alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare il fatto che le generazioni successive facciano altrettanto, allora dobbiamo sapere che il boom del debito pubblico che stiamo generando rende il nostro sviluppo più insostenibile.

La domanda sorge spontanea: gli opinion leader che in queste settimane di lockdown hanno dedicato tanto tempo a discettare su come dovrà essere il futuro, hanno fatto sentire la loro voce nel momento in cui si decideva come usare a favore della sostenibilità decine e decine di miliardi che le giovani generazioni dovranno rimborsare?

La risposta potrebbe essere “ci penserò domani” giustificata dall’urgenza, che ha guidato tante decisioni poco lungimiranti assunte nel passato, nel nostro Paese. Ha senso sostenere quelle imprese che finora hanno alimentato l’evasione fiscale senza obbligarle a intraprendere un serio percorso di emersione dei redditi degli imprenditori e del lavoro dei dipendenti irregolari?

I nostri giovani dovrebbero essere ascoltati. È necessario che il governo e l’opinione pubblica assumano pienamente l’ottica della giustizia tra generazioni, trovando il modo di comprendere e valorizzare molto di più il punto di vista di chi dovrà pagare il conto. Forse è giunto il momento di dotarsi di istituzioni che aiutino l’Italia a prepararsi al futuro e a valutare le politiche pubbliche in un’ottica intergenerazionale, come già avviene in tanti Paesi.

Fonte: https://electomagazine.it/debito-pubblico-folle-lo-pagheranno-i-giovani-in-italia-meglio-non-nascere/

L'ORTO SENZA FATICA
di Ruth Stout, Gian Carlo Cappello

L'Orto senza Fatica

di Ruth Stout, Gian Carlo Cappello

Questo libro non è solo un manuale di orticoltura, genere inviso alla Stout. È molto, molto di più.

Le domande più comuni di chi inizia a coltivare in maniera naturale trovano qui una risposta: la terra va lavorata e concimata ogni tanto? Quanto si deve irrigare? Che fare se arrivano le lumache? Si possono coltivare grandi appezzamenti con il "Metodo Stout"? Quali materiali si possono usare per una buona pacciamatura? La copertura di materiale vegetale non consuma l'azoto nel terreno? Quando e come va ripristinata la pacciamatura? Come si procede con le semine e le piantagioni in presenza di pacciamatura? Quanto materiale vegetale consuma ogni anno un orto pacciamato?

L'elenco dei quesiti che gli appassionati (e i critici) rivolgono alla Stout trova puntualmente risposte ineccepibili. E talvolta anche irridenti se gli interlocutori si mostrano arroganti.

"Le difficoltà derivano dal cercare di seguire le indicazioni di qualcun altro, obbedendo a delle regole invece di usare il proprio buon senso", chiosa la Stout.

Ruth è una persona simpatica e diventa subito familiare, questo rende più che piacevole lo scorrere delle pagine. È facile vedere in lei la vera precorritrice delle moderne metodologie di coltivazione biologica.

Ma un'altra ragione che mi ha motivato a diffondere in Italia questa pubblicazione è che essa può essere definita indispensabile per coloro che intendano intraprendere con le sole proprie forze il percorso verso una coltivazione veramente secondo Natura, magari per approdare alla Coltivazione Elementare.

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