Ansia da malattia: cosa fare – Idee Green

di Marta Abbà

Complici le tante informazioni che abbiamo tra le mani, a volte non del tutto corrette, su tutto ciò che riguarda la nostra salute, l’ansia da malattia non può che crescere di questi tempi, anche se la causa non è certo quella. Nasce da dentro e si può curare, tenendola sotto controllo e a volte facendola anche scomparire. Vediamo di cosa si tratta e come intervenire.

Ansia da malattia: definizione

Con questa terminologia si va a definire un disturbo dell’ansia molto specifico che consiste nella paura di avere un grave malattia fisica. Inizia tutto con la cattiva interpretazione di una sensazione fisiologica che noi decidiamo essere un sintomo di malattia.

Detto così, sembra che possa capitare a tutti, perché a molti di noi immagino che ogni tanto venga un dubbio se prova un disagio fisico e abbiamo voglia di appurare se si tratta di un segnale di allarme o solo di una sensazione. Chi non si preoccupa della propria salute? Quando però si soffre di ansia da malattia questa preoccupazione e la deviata interpretazione di ogni minimo segnale fisico diventano un’abitudine quotidiana arrivando a condizionare la vita in modo piuttosto ingombrante. Sia la sfera sociale che quella lavorativa e familiare vengono toccate da questo disturbo.

Ansia da disturbo: sintomi

Questa ansia può manifestarsi ugualmente in persone sane o con problemi fisici già acclamati. Nel primo caso, sia chiaro, non si tratta di ansia di morte ma di perdere la propria condizione di buona salute e trovarsi ad affrontare la sofferenza che una certa malattia può portare con sé. Nel secondo caso, la persona che soffre di ansia da malattia tende ad esagerare i reali sintomi e a preoccuparsi in modo sproporzionato ed eccessivo rispetto alla propria diagnosi.

In entrambe le situazioni si sta parlando di soggetti estremamente condizionabili e molto sensibili a quelli che possono essere degli input esterni. Solamente se vanno ad avvalorare la loro tesi, ovvero che sono molto malati. Questo significa che se sentono delle notizie legate alla salute, vere o false che siano, tendono ad appropriarsi del problema e a cominciare a pensare di avere esattamente i sintomi descritti. Abbiamo una mente molto potente, quando vogliamo, che ci farà sembrare di sentire davvero certe sensazioni, condizionandoci e alimentando la credenza centrale del disturbo.

Chi soffre di ansia da malattia può mostrare dei comportamenti anche molto diversi, a seconda del carattere. Alcuni cercano rassicurazioni da parte di famigliari e amici, ma soprattutto di specialisti medici, ovviamente restando fermi sulla propria tesi e restando preoccupati. Altri invece sono convinti della propria autodiagnosi e non hanno alcuna intenzione di ascoltare il parere di operatori sanitari, arrivano anche a trascurare la propria salute tanto sono spaventati: della serie “non voglio nemmeno sapere cosa ho, io sto male e basta”.

In alcuni casi c’è consapevolezza del problema, in altri invece per nulla ed è difficile intervenire con un protocollo di cura, dell’ansia, e non della malattia immaginaria. Eppure questo disturbo ha un forte impatto sulla vita di chi ne soffre e dei suoi familiari, compromette le attività della vita quotidiana e influenza le relazioni interpersonali e familiari.

Ansia da malattia

Ansia di malattia: cosa fare

Anche se non coincide con l’ipocondria, per il suo trattamento spesso ci si rifà ai protocolli di cura per quel disturbo, molto più numerosi.

L’approccio cognitivo-comportamentale è uno dei più diffusi e tradizionali. Prevede un protocollo in più fasi partendo da un assessment iniziale per mappare i comportamenti disfunzionali, poi si passa alla fase di psicoeducazione del disturbo e di condivisione del modello cognitivo-comportamentale della patologia. Seguono gli interventi cognitivi che intervengono proprio su quei pensieri che accendono la preoccupazione per la salute e scatenano una serie di comportamenti ad essa legati. Importante in questa fase anche limitare il rimuginio.

Gli interventi comportamentali riguardano invece le azioni “malate” che vanno interrotte, andando a rompere così i circoli viziosi che incastrano chi soffre di ansia in una rete soffocante. Nella fase finale, mai da sottovalutare, si mette in atto un monitoraggio attento per prevenire ricadute e controllare la stabilità della nuova condizione nel tempo.

Esistono anche approcci diversi come quello che prevede interventi cognitivi basati sulla mindfulness con un mix di meditazione mindfulness e training contro il rimuginio.

Ansia da malattia: fattori di rischio

Alla base di questo disturbo possiamo trovare sia dei fattori genetici che ambientali. Entrami possono concorrere all’insorgere dell’ansia da malattia. Sui fattori genetici non esistono per ore delle certezze ma sembra, da alcune ricerche, che i parenti di pazienti ipocondriaci spesso mostrino disturbi di ansia simili.

Più dettagli ed evidenze esistono invece sui fattori ambientali. In alcuni contesti familiari ricchi di stress oppure in cui ci sono dei conflitti o degli abusi, è facile sviluppare un disturbo dell’ansia di un qualche tipo perché ci si sente maggiormente vulnerabili. Anche dei genitori troppo apprensivi, però, possono innescare nei propri figli dei comportamenti poco equilibrati rispetto a possibili patologie.

Anche i media possono concorrere alla nascita di un disturbo di ansia da malattia divulgando, a volte con insistenza, informazioni riguardanti gravi malattie o pandemie. Per difenderci dalle fake news, gravi quanto certe malattie, ecco un’ottima lettura che consiglio a tutti, anche a chi non soffre di alcuna ansia ma vuole semplicemente “assumere” solo notizie corrette e verificate: “Fake News: sicuri che sia falso?

Articlo di Marta Abbà

Fonte: https://www.ideegreen.it/ansia-da-malattia-cosa-fare-134324.html

L'ORTO SENZA FATICA
di Ruth Stout, Gian Carlo Cappello

L'Orto senza Fatica

di Ruth Stout, Gian Carlo Cappello

Questo libro non è solo un manuale di orticoltura, genere inviso alla Stout. È molto, molto di più.

Le domande più comuni di chi inizia a coltivare in maniera naturale trovano qui una risposta: la terra va lavorata e concimata ogni tanto? Quanto si deve irrigare? Che fare se arrivano le lumache? Si possono coltivare grandi appezzamenti con il "Metodo Stout"? Quali materiali si possono usare per una buona pacciamatura? La copertura di materiale vegetale non consuma l'azoto nel terreno? Quando e come va ripristinata la pacciamatura? Come si procede con le semine e le piantagioni in presenza di pacciamatura? Quanto materiale vegetale consuma ogni anno un orto pacciamato?

L'elenco dei quesiti che gli appassionati (e i critici) rivolgono alla Stout trova puntualmente risposte ineccepibili. E talvolta anche irridenti se gli interlocutori si mostrano arroganti.

"Le difficoltà derivano dal cercare di seguire le indicazioni di qualcun altro, obbedendo a delle regole invece di usare il proprio buon senso", chiosa la Stout.

Ruth è una persona simpatica e diventa subito familiare, questo rende più che piacevole lo scorrere delle pagine. È facile vedere in lei la vera precorritrice delle moderne metodologie di coltivazione biologica.

Ma un'altra ragione che mi ha motivato a diffondere in Italia questa pubblicazione è che essa può essere definita indispensabile per coloro che intendano intraprendere con le sole proprie forze il percorso verso una coltivazione veramente secondo Natura, magari per approdare alla Coltivazione Elementare.

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